Dichiarazione d’amore dello scrittore Jeffery Deaver per il tartufo di Bagnoli

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15.06.2017, La Repubblica (di Ottavio Ragone)

Il celebre scrittore americano di gialli al Monastero delle Trentatrè per il suo ultimo libro ‘Valzer dell’impiccato’ ambientato nella città partenopea: “Napoli eccitante come New York”.

scrittore-statunitense-Jeffery-DeaverChe c’entra il tartufo nero di Bagnoli Irpino con Jeffery Deaver, il grande scrittore statunitense di gialli? C’entra eccome e ha il suo posto d’onore tra citazioni di Flaubert e Shakespeare, Umberto Eco e Carofiglio, Dumas e Giorgio Faletti, i fumetti e le fiction, Gomorra in testa.

Lo spiega Deaver stesso, a pagina 69 nel suo ultimo libro (Rizzoli), “Il valzer dell’impiccato”, presentato al Monastero delle Trentatré, nel centro storico attraversato da un piacevole venticello estivo. Il fatto è, scrive l’autore, che i tartufi neri di Bagnoli Irpino “sono rinomati per il sapore ricco, a differenza dei più pallidi cugini dell’Italia centrale e settentrionale”. Ecco, questa è la classica dichiarazione d’amore. Deaver ama l’Italia ma soprattutto Napoli e il Sud, ricchi di vita come i pregiati tuberi. Luoghi accomunati a New York dall’immigrazione, folle di donne e uomini in fuga dalla vecchia vita.

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“La vostra città – spiega Deaver al folto pubblico di lettori in sala, con le clarisse cappuccine in prima fila – mi ha ricordato moltissimo il centro di New York. Un crogiuolo di differenze, culture, convivenza tra religioni, e in più, hanno entrambe un ritmo frenetico di vita”. Per ambientare il suo ultimo libro, Deaver ha vissuto qui ospite di amici. La descrizione di Napoli è minuziosa come quella di una guida. Inseguendo il serial killer Stefan Merck che lascia un cappio sul luogo del delitto, i protagonisti Lincoln Rhyme, criminologo tetraplegico, e la sua compagna Amelia Sachs, si trovano al centro di un intrigo internazionale, con gruppi ultranazionalisti di destra italiani e statunitensi che cercano di bloccare l’apertura delle frontiere ai migranti. Sullo sfondo, Napoli, metropoli caotica e vitale, aperta ai flussi internazionali, fotografata con l’occhio del giornalista-scrittore: Capodichino e Castel dell’Ovo, Monte Echia e Palazzo Reale, il cimitero delle Fontanelle e i Quartieri, le caverne e i cunicoli, il Vomero, Santa Chiara, Posillipo. “Una città eccitante, fatta di zone tutte diverse con la propria personalità – spiega Deaver – l’ideale per un giallo. E poi devo anche confidare che ho seguito con grande attenzione la prima stagione di Gomorra”. Deaver apprezza Roberto Saviano. “Ora attendo con ansia la seconda serie tv e non raccontatemi come va a finire”.

Poche frasi disintegrano le polemiche sulla “Napoli formato Gomorra”. E Deaver? Quale città ha incontrato? Fatalista o reattiva? “I luoghi raccontati li ho visitati tutti, faccio sempre così, sono come dei sopralluoghi necessari. Poi scatta l’immaginazione. Al fianco della realtà subentra il lavoro dello scrittore e la costruzione di una storia. Non si può essere imprecisi con chi legge. Napoli ha una forte caratteristica: è felice, piena di vita, una grande capacità di reazione, e questo mi sembra un antidoto ai problemi”. Ora Deaver parla del suo metodo di scrittura. Il libro è una architettura razionale? Come si costruisce una storia? “Il mio approccio a un romanzo – spiega – è come quello di chi deve confezionare un prodotto. Pianifico tutto, organizzo, stabilisco un quadro per molto tempo, in genere sette-otto mesi. Tutti noi, da lettori, sentiamo la vibrazione delle voci che l’autore crea. Per questo noi scrittori abbiamo la responsabilità di costruire atmosfere, fornire storie avvincenti che si leggono fino alla fine. Mi è anche capitato di mettere da parte storie che non avevano questa profondità. Flaubert diceva che la scrittura non nasce per magia.

È proprio come un progetto architettonico, viene su una pietra sopra l’altra. È il sistema che utilizzo. Io sono un architetto, pianifico, so cosa otterrò alla fine. Poi scrivere dopo diventa semplice. Quando inizio a scrivere è come se mi mettessi in una stanza buia, con gli occhi chiusi. Digito le prime parole, si scatena l’immaginazione, nasce un nuovo mondo, si entra nella storia”.

Ma il precedente mestiere di Deaver, ovvero il giornalista, aiuta o intralcia l’autore di romanzi? “Il mestiere mi è stato molto utile. I giornalisti parlano con le persone per ottenere informazioni e scrivono in un linguaggio semplice, diretto e chiaro. Mentre parlano raccontano storie. Ecco, la scrittura giornalistica mi ha aiutato a chiarire i fatti, spiegarli fino in fondo. Grazie al giornalismo ho reso la mia scrittura più pratica”. Ma un un libro giallo può diventare arte? In Italia, nel mondo, c’è sempre stata la distinzione tra letteratura alta e di consumo. Però tanti autori classici del passato, pensiamo a Dumas, scrivevano per un vasto pubblico, poi quei romanzi sono diventati arte. “Per me non ci sono distinzioni – riflette Deaver – Ogni volta che si legge mi interessa sapere se l’autore ha fatto un lavoro completo e onesto per trasmettere una storia credibile. Questo mi sta a cuore. Una storia è creazione di conflitti che devono andare verso una soluzione. Questo è nella letteratura alta, come Shakespeare con l’Amleto, e in quella considerata di basso consumo, di genere. È fondamentale che il lettore sia invogliato a scoprire come va a finire”.

Deaver cita i suoi italiani prediletti. Carofiglio, Faletti, Umberto Eco. Partendo da Eco, quanto pesano i fumetti nella formazione dello scrittore statunitense? “Anche io sono un accanito lettore di comics. Ho sempre apprezzato la capacità fumettistica di coinvolgere il lettore in uno spazio limitato. Le tavole stimolano l’immaginazione, travalicano i confini di quello che si vede “. E se gli scrittori del passato dovevano avere nel proprio bagaglio la capacità pittorica di descrivere fatti e situazioni, nell’epoca in cui domina l’immagine la scrittura può risultarne danneggiata o modificata.
Non crede, Deaver? “Oggi noi scrittori ci ritroviamo di fronte a una concorrenza incredibile e selvaggia. Ad esempio, giochi come Angry Birds, Candy Crush, Fidget Spinner, tolgono tempo alla lettura. Spengono l’immaginazione. Mi fa paura chi sceglie di sottrarre tempo alla lettura scorrendo il pollice su uno schermo “. Adesso, giunti alla fine della discussione, c’è tempo di parlare di Trump. “Alla distanza la gente capirà quanto è inadeguato come timoniere degli Usa. Non ha talento in nulla, non sa nemmeno scegliere le persone giuste per lo staff. É ignorante, sgradevole. Ma soprattutto non è un modello per i giovani “.Insomma tartufesco, ingombrante, insapore.

Mentre a Bagnoli Irpino …